Attualità: Perché combattere l’Isis dovrebbe significare combattere ogni Religione.

Da una parte si tagliano teste e dall’altra si afferma che il Femminicidio sarebbe colpa della donna, rea di non amare più il marito.

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Il popolo dei tifosi è il popolo del «O bianco o nero» e in Italia forse siamo abituati a questo giochetto dai tempi dei guelfi e dei ghibellini, abbiamo la visione del mondo di un ultrà e non facciamo altro che scatenare risse da stadio anche sui temi più seri.
Ingenuamente pensavo che l’ascesa dell’Isis in medio-oriente avrebbe rappresentato un valido motivo affinché nell’occidente europeo si ridestasse una vitale lotta contro il fanatismo religioso al fine di avviare un processo di laicizzazione all’interno degli Stati. Ovviamente la mia posizione era una posizione di pensiero troppo, troppo ottimista.

I nostri geni calcistici hanno sbarrato la strada a un qualsivoglia ragionamento di ampie vedute e invece di combattere la minaccia dei fondamentalisti islamici sul terreno di una radicale laicità, l’Italia sceglie di abbandonarsi alle pericolose braccia del fondamentalismo cattolico.

E così ecco che l’ultra-cattolicesimo diventa un luogo idoneo alla coltura di germi medievali atti a costruire una retorica di restaurazione della morale e della tradizione. Insomma non so cosa sia peggio, da una parte si tagliano teste e dall’altra si afferma che il Femminicidio sarebbe colpa della donna, rea di non amare più il marito. Da una parte violenza esplicita e dall’altra un istigazione più subdola e tipicamente clericale, quest’ultima conferma il fatto che nel bel Paese i rigurgiti cattolici sono sempreverdi e cullarsi del fatto che «ma dai! La chiesa di oggi non è certo quella del XVII secolo! Ormai si sono aperti! Ormai sono più tolleranti!» non è di sicuro indice di scaltrezza intellettuale.

In linea teorica si potrebbe dire che oggi in Italia il partito di massa delle parrocchie è l’unico ad essere sopravvissuto alle intemperie del dopo muro di Berlino, e tolta qualche battuta di arresto è l’unico a mantenere sempre costante i suoi consensi all’interno del consesso civile.

Ciò che più spaventa è che parole come -Tradizione- e l’appellarsi ad una nostra presunta cultura stanno ritornando ad essere scudi ed armi per legittimare una rigenerazione di un assetto sociale dalle fosche tinte e che nei modi di esprimersi e di intendere la società rassomiglia sempre di più a quegli stati americani dove permane la fiducia nella pena di morte e nel quale le parole d’ordine sono «Dio, Pistole e Governo!». Stiamo sprofondando nel teoconservatorismo di Giuliano Ferrara e Adinolfi?

L’Isis deve essere combattuto in quanto portatore di oscurantismo ma per farlo è necessario costruire un fronte autenticamente e radicalmente laico che si opponga a qualsivoglia pretesa «temporale» di qualsivoglia religione. Essendo anti-cattolico, anti-clericale e anti-dogmatico non posso che essere contrario a qualsiasi forma di Islam autoritario e dispotico. Io non ne faccio una questione tra popoli o civiltà, e voi?

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