Il Movimento – La possibilità della Scelta

NARCISO

IL POLITEISMO DEI VALORI – DECADENZA – L’IDIOTISMO DEI CINQUESTELLE E L’ITALIA MODERATA . Insomma, più di questo cosa volete?!


La storia del nichilismo, di cui parla Nietzsche, non è pervasa dalla necessità, al contrario, lo scenario aperto dal crollo degli Idoli ha aperto la voragine della possibilità, della scelta così come in principio fu una scelta a determinare la forma del pensiero occidentale da Platone in poi. Nietzsche è molto chiaro su questo punto, la trasvalutazione dei valori non è un evento che possa in qualche modo giungere dall’alto, il superamento richiede una partecipazione attiva dell’uomo, azione che se perseguita fino in fondo si tradurrà in tramonto dell’individuo, dell’uomo che ha creato Dio per ripararsi dal nulla. I sentieri che si presentano alla vista degli uomini sono due: o si percorre il nichilismo fino in fondo e quindi si decide consapevolmente di superarlo, passando oltre, oppure si sceglie di stare fermi davanti all’ingresso illudendoci che la distruzione dei valori e la morte dell’Immutabile sia un traguardo, la fine di un percorso, senza la consapevolezza che, senza il superamento, senza lo scardinamento della dinamica intrinsecamente nichilistica della creazione dei valori, dopo il Dio cristiano verranno altri Idoli a soggiogarci catapultandoci nuovamente in un orizzonte in cui c’è un Sopra (nobile, desiderabile) e un Sotto (da maledire e da calunniare). In sostanza in una nuova schiavitù -metafisica-.
Le due scelte delineano due tipi differenti umanità: la prima strada conduce al tramonto dell’uomo, in quanto individuo, per il sorgere dell’Oltreuomo (gentilmente tenete a freno la lingua, tutto quello che si pensa di questo concetto è totalmente errato, proprio perché non esiste un «concetto» di Oltreuomo esso è impensabile secondo categorie logiche) mentre la seconda è la via dell’Ultimo uomo, il nichilista incompiuto disperso nella casualità, colui che si bea di sé stesso e che proprio per amore del proprio ego, della propria individuale libertà, decide di non esperire il tramonto di sé condannando se stesso e la storia ad essere nuovamente scissa, frantumata e pronta ad un nuovo dominio teologico.
Superuomo o Ultimo uomo.
Questa è la possibilità, qui sta la scelta ed è così che mi piace leggere il nostro tempo, questi anni sono decisivi, critici, proprio in quanto è nel solco della nostra contemporaneità che sarà compiuta questa scelta. Le premesse novecentesche ci sono tutte affinché si possa affermare la contingenza della possibilità di scegliere, il novecento come anticamera del nichilismo compiuto e quindi come decadenza:

« Viene il tempo in cui dobbiamo pagare il fio per essere stati cristiani durante due millenni: perdiamo la forza di gravità (Dio) che ci faceva vivere – per un certo tempo non sappiamo donde veniamo né dove andiamo. Ci precipitiamo improvvisamente nei valori opposti, con la stessa energia che ha creato nell’uomo precisamente una simile sopravvalutazione dell’uomo.»
[Aforisma 30 – La Volontà di Potenza, F.W Nietzsche ed. a cura di M. Ferraris e P. Kobau]

« Idea fondamentale sull’essenza della decadence: quelle che sinora furono considerate come le sue cause, ne sono invece la conseguenze.»
[§ 41- ibidem]
Un attimo, solo per un attimo, fermiamoci sull’Italia.
Il nostro paese è attaccato da un cancro millenario, da molti considerato innocuo e non meritevole di attenzioni. L’italia ospita la Chiesa (o è la Chiesa ad ospitare l’Italia?) e a questa istituzione è incatenata, mani e piedi, in una morsa ideologica che ancora oggi procura fitte e dolori indicibili. Siamo il paese del laicismo cattolico, un ossimoro talmente stridente da effondere una musicalità orrida che può essere apprezzata solo da noi italiani, timorosi e intimoriti, nel nostro paese si continua a camminare in ginocchio, pellegrini della modernità ancorati al lerciume dell’istituzione ecclesiastica. Forse per liberarci da questo cancro bisogna recuperare Gesù, sottrarlo dalle grinfie della teologia cristiana e dal becero fariseismo delle parrocchie per dare il colpo di grazia alla casa di Mammona ma di questo probabilmente ne parleremo più avanti e con più calma.
Dall’illuminismo in poi siamo diventati una sorta di camera d’incubazione per contraddizioni o addirittura un potente mezzo per depotenziare tutto ciò che respira aria fresca, rendiamo tutto più brutto, tutto più moderato e innocuo e sembra anche che tutto ciò sia di nostro gradimento.
La crisi politica di questi anni, anzi la crisi del modello partitico che ha attraversato tanto la destra quanto la sinistra (c’è una sinistra in italia? Domanda retorica) è un segnale molto positivo. Positivo non nell’accezione data dal movimento cinque stelle, ma in quanto sintomo di un cambiamento di prospettiva, i cinque stelle sono ancora sul filo dell’antipolitica e contraddistinti da un pessimismo e da una voglia, ingenua, di pulizia, rigenarazione morale! Tanta ingenuità e idiotismo non può che far sorridere. Il futuro della politica non sono i movimenti ma piuttosto un modo diverso di intendere le istituzioni e lo Stato, fino ad ora abbiamo inteso queste due cose come un fine, un punto d’arrivo, in definitiva come Idoli tra gli idoli, il nostro tempo è infatti dominato da divinità minori, siamo in un politeismo dei valori, parametri interscambiabili ma quasi mai compatibili (ogni valore contraddice l’altro) coerentemente allo spirito della nostra epoca in cui manca un centro unificatore. Ciò che deve essere forzatamente compreso è che lo Stato è un mezzo, un organon, uno strumento che necessariamente va oltre se stesso e che se correttamente utilizzato, se assolverà la sua funzione, automaticamente non sarà più utile. Che bel momento, signori miei, che bel momento!

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