Perché i Capitalisti non sono i Signori della Terra ma i loro Vassalli

SCONSIGLIATA LA LETTURA A TOPI E RAGNI INTELLETTUALI.


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Su Consecutio Temporum , nel 2013, Mario Pezzella pubblicò un articolo intitolato: «Teologia del Denaro» . Nel testo viene riportata una delle tesi più significative del lavoro di Walter Benjamin, eretico marxista, e che può essere più o meno riassunta nel seguente modo: portando all’estremo le tesi di Weber, per Benjamin il Capitalismo è un vero e proprio apparato teologico senza dogmi, senza giorni feriali, anzi, dove ogni singolo momento è «festivo» nel senso di essere consacrato alla venerazione dell’incarnazione sensibile e sovrasensibile della Merce. Il Dio, di cui la merce è incarnazione, è ovviamente il Denaro. Ciò che alimenta questa sorta di religio profana e immanente è la Solvibilità e la Redenzione  da una parte, il Debito e la Dannazione dall’altra. Nell’articolo questa tensione in cui vengono dilaniati gli uomini è così spiegata:
“Questa relazione è sottolineata dal termine tedesco Schuld, che significa allo stesso tempo debito e colpa, ed esprime con precisione la morale calvinista del lavoro: chi ha denaro, ed è dunque considerato solvibile, porta in tal modo un segno della Grazia ricevuta, mentre chi resta schiacciato dall’insolvenza e dal fallimento economico mostra di non poter superare lo stato di peccato.»

Stringendo. Secondo Pezzella, e secondo Benjamin, quelli che dalla tradizione filosofica occidentale vengono presentati come i «maestri del sospetto», ovvero Nietzsche, Marx e Freud, non sarebbero altro che pensatori utili alla «buona riuscita» del destino capitalistico. Quindi non dei sostenitori della liberazione ed emancipazione dal destino del nostro tempo ma dei forgiatori di una soggettività superiore adeguata alle logiche del Capitale.

““Il superuomo… inizia coscientemente a realizzare la religione capitalista”.

Così come è rimasto nelle coscienze di tutti noi l’accostamento Nietzsche-Nazismo, oggi va molto di moda associare il pluriforme fenomeno Capitalistico alla volontà di Potenza Nietzschana, intendendo così che il progetto di Nietzsche si sia perfettamente concretizzato nell’era del turbo Capitalismo e nella società dell’individuo neo-liberale. I conti sembrerebbero tornare tutti: la bruta volontà di potenza della Tecnica, della Scienza Moderna (che in Nietzsche è una categoria che racchiude anche il concetto di Capitalismo), che attraverso il consumismo e la globalizzazione coperti dal manto della Giustizia e della libertà hanno esportano ogni giorno la democrazia su tutto il Pianeta ha realizzato «finalmente» la grande polarizzazione tra masse sempre più povere e circoli ristretti di potere con a capo pochissimi individui. Gli stati nazionali si depotenziano, i valori sono morti, la carcassa di Dio (inteso come la somma dei valori supremi dell’Occidente) espande il suo lezzo ovunque precipitando l’uomo nell’era del nichilismo.

L’unico problema della riflessione di Benjamin risiede nel suo «corto respiro» e nella sua miopia. Ad ogni modo è la tesi ad essere sbagliata e non lo svolgimento con la quale Benjamin tenta di dimostrarla: non è il Superuomo ad inverare la religione capitalista ma, al contrario, è quest’ultima, insieme alle sue «maschere» economiche, a preparare il terreno dello Uber-mensch.

E’ proprio la reificazione degli uomini, uno degli effetti più inquietanti del consumismo capitalistico, a dimostrare come il Capitalismo non può essere concepito come la forma suprema di Volontà di Potenza. Marx e il suo materialismo storico hanno creato un nuovo Assoluto illusorio, un nuovo Idolo da odiare e pertanto sono arrivati a conclusioni errate sebbene l’opera marxiana sia da ritenersi valida per quanto riguarda la storia immanente del processo capitalistico. L’Economia non è la base della realtà, almeno se per realtà intendiamo la realtà in toto, essa è qualcosa di strettamente legato agli uomini ma la storia dell’uomo non poggia su di essa bensì sull’unico fondamento che l’uomo abbia mai avuto, l’unica «sostanza» dell’uomo: la vita. E la vita, per Nietzsche, è Volontà di Potenza.
L’economia non è qualcosa di vero ed autonomo, l’unica forza agente nella storia dell’umanità è la Volontà di Potenza.
Nietzsche ha spiegata più volte come nel prospettivismo ogni volontà di potenza appare in tutta la sua legittimità,  non può essere giudicata secondo canoni morali, etici o politici (in quanto sia la Morale e sia l’Eticità, a loro volta, sono forme di volontà di potenza). L’unità di misura in base alla quale possiamo giudicare legittimamente è dunque la Vita: ciò che dice si alla vita e ciò che vorrebbe negarla. In base a questo schema esistono forme attive e re-attive di Volontà di Potenza: la Morale, la Religione e la Scienza sono forme reattive di Volontà di Potenza, ovvero negano e deformano la vita.
L’economia Borghese non è altro che una forma di «Idolo» , forse l’ultimo, sicuramente il più potente. Il Capitale non è espressione della morale dei Signori poiché i capitalisti sono solo maschere del Denaro per il Denaro. Il capitalismo è assenza di vita, è tutto ciò che non è vita e che tenta di sopraffare il vivente attraverso i suoi meccanismi i quali attraverso crisi cicliche funzionali, riescono ad oltrepassare barriere giuridiche, politiche, etiche e persino antropologiche. Il nostro tempo è dunque un grande laboratorio dove giorno per giorno viene riplasmata la genetica degli uomini.

Questo non vuol dire che il Capitalismo non sia in qualche modo «utile» per la nascita dell’Oltreuomo. Nietzsche, abbiamo detto, lo chiama «Scienza Moderna» e di sicuro l’economia liberista rappresenta la volontà di potenza propria della natura umana estrinsecata e alienata. Gli uomini producendo e facendo circolare gli oggetti della loro produzione si alienano dalla loro volontà di potenza, sinonimo di vita, e staccandola dai loro petti la pongono alla base della loro personale realtà sociale. Stato e Istituzioni, Economia e Religione sono prodotti alienati dell’esistenza umana, cioè questa triade poggia sulla volontà di potenza che nell’uomo assume la forma di «Tecnica». La Tecnica è dunque il modo della Volontà di Potenza, prettamente umana, la cui utilità è quella di modificare e umanizzare, la realtà naturale in realtà sociale.  Se, però, la sovrastruttura statale e religiosa sono poste in superficie, l’economico, è rilegato al sottosuolo strutturale della vita umana. Esso può essere celato, come nell’epoca capitalistica, o palese, come negli ordinamenti delle società antiche e medievali. L’economia è dunque volontà di potenza nuda e inumana come l’acciaio ma pur sempre qualcosa che proviene dal fondo della vera Potenza, di cui è partecipe anche l’uomo, e che permea tutto ciò che ci circonda. Non avendo alcun orpello, nessun abbellimento intellettuale, essa risulta piatta e gelida e più precisamente come qualcosa di non-umano.
Per tali ragione non c’è da stupirsi sul fatto che essa, nella sua forma più compiuta e libera, cioè il Capitalismo, sia aderente alla descrizione delle proprietà che Nietzsche fornisce sul concetto di «Wille zur Macht» ma è da ciechi ebeti considerarla come il compimento del progetto nietzschano. La «Scienza Moderna» rappresenta solamente l’ultimo miglio del grande cammino ciclico dell’Occidente nel sentiero dell’Errore nichilistico, il nichilismo ancora sterile in cui non si è ancora compiuta definitivamente la Trasvalutazione di tutti i valori. E’ certo ciò che in economia chiamiamo Turbo-Capitalismo, che storicamente può essere definito Post-Modernità e che tragicamente in filosofia nominiamo come Nichilismo debole è qualcosa che rientra nella descrizione/predizione nietzschana e che abbraccia il XX e il XXI secolo; siamo solamente alla fine del percorso di distruzione e all’inizio dell’alba che estinguerà l’Ultimo Uomo e la morale del gregge alla quale anche i capitalisti e la loro autonarrazione democratica e scientifica partecipano.

Vi lascio con una citazione tratta dai “frammenti postumi” di Nietzsche:

– ” Non sarebbe tempo, oggi, mentre in Europa si sviluppa sempre più il tipo dell'”animale gregario”, sperimentare un allevamento metodico, artificiale e consapevole del tipo opposto e delle sue virtù? E non sarebbe una specie di meta, di soluzione e di giustificazione per lo stesso movimento democratico se venisse qualcuno che se ne servisse – affinché finalmente trovi una via per dare una forma nuova e sublime alla schiavitù (questo deve finire per essere la democrazia europea) la specie superiore degli spiriti dominatori e cesarei, affinché si collochi sopra la democrazia, si attenga a lei, si elevi per mezzo di lei?”

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