1- C’è davvero bisogno di Rappresentanza politica?

Nel giorno precedente alle Europee, tale argomento mi sembra più che opportuno.

Gettando uno sguardo alla politica di casa nostra, sembra sempre più evidente l’instaurarsi di un sistema di Partitocrazia bipolare e senza sfumature. Insomma una vasta porzione di “zuppa che non sa di niente” con la conseguente immobilità dell’elettorato, che si ritroverà (o già si trova) a dover scegliere in fin dei conti tra due forze politiche eterozigote. Non voglio pronunciarmi sui Cinque stelle dato che non ho ancora compreso la loro strategia di governo e soprattutto come intendono amministrare la Cosa Pubblica nella sciagurata ipotesi che riescano ad avere una maggioranza in parlamento.

Cosa è effettivamente diventata la Repubblica italiana? Quella che i qualunquisti chiamano “kasta” ha un indiscutibile peso reale nel nostro paese e si configura come una vera e propria forma di governo, dove i Partiti, prima espressione delle masse, hanno smaltito le vecchie ideologie e alienandosi dall’elettorato si sono configurati come una Classe indipendente e autonoma che agisce su di un piano differente e sopraelevato rispetto al Paese reale. Il potere dei Partiti, la Partitocrazia, mi appare a tutti gli effetti un sistema di potere oligarchico prodotto dalla degenerazione della II Repubblica ma che aveva completato la sua gestazione nel grembo della Democrazia Cristiana della I Repubblica. Della Partitocrazia nello specifico parlerò in un articolo successivo. 

Un’oligarchia,dunque, che muove i suoi passi in un terreno politico che frontalmente appare Democratico. Come è stato possibile? Un’unica risposta: Trasformismo.

Tra l’elettore e il parlamentare non esiste alcun vincolo, e se c’è stato era di natura meramente morale. Parlo di un vincolo giuridico  che possa obbligare il parlamentare eletto a rispettare il programma elettorale e garantire la sua coerenza in parlamento. I padri costituenti sono forse stati troppo ottimisti riguardo ai loro successori non prevedendo ( e come avrebbero potuto!) il fenomeno della corruzione e del voto di scambio in sede Parlamentare. La genesi della crisi del nostro sistema parlamentare è dunque da imputare anche alla mancanza di un tale provvedimento nel sistema elettorale, e la mancanza di briglie ha portato i Partiti a lievitare sempre più in alto, al disopra dei cittadini tutti che si ritrovano sul piano formale ad essere rappresentati ma nella realtà dei fatti manchevoli di un vero e proprio peso istituzionale. Sono poco convinto che questo sia un processo reversibile, quantomeno non reversibile attraverso una serie di Riforme. La mia convinzione poggia su una constatazione molto semplice: il potere istituzionale dei cittadini è molto debole, quasi nullo se consideriamo la scarsa partecipazione alla vita politica da parte degli italiani, praticamente inesistente se consideriamo che la maggior parte delle riforme dovrà essere approvato da quella stessa Lobby Partitocratica che molte riforme dovrebbero destabilizzare. 

In uno scenario così proibitivo è ancora lecito il concetto di “Rappresentanza poltica”? Non diventa un altro modo per delegare a qualcuno le proprie istanze restando comodi nelle proprie case? Un modo come tanti di delegare le proprie responsabilità di cittadino? Chi difende il concetto di rappresentanza politico in nome della democrazia è totalmente fuori strada, vi chiedo: quale democrazia? Cosa si tutela difendendo la “Rappresentanza”? Libertà di scelta, alcuni dicono. Libertà di scelta in rapporto a cosa? Scegliere di eleggere chi dovrà scegliere, il quale a sua volta dovrà scegliere in base a cosa gli ha imposto di scegliere la linea di Partito. Buongustai da discount.

 

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2 commenti

  1. Ma non credi che con il vincolo di mandato (che poi era quello che volevano instaurare i 5s, ma hanno avuto problemi con l’art. 67 C.I.) il potere partitico aumenti a dismisura, essendo i parlamentari obbligati a votare secondo il programma deciso dalla segreteria? C’è poi il fatto che le cose cambiano, i rapporti si incrinano o si stringono anche e soprattutto dopo le elezioni, e vi sono occasioni in cui cambiare opinione fa bene. Ma soprattutto, siamo sicuri che avendo una rappresentanza quasi diretta le cose andrebbero meglio per il sistema-paese? Ma soprattutto soprattutto, che ce ne fotte del sistema-paese?

    1. Ciao Zagreus!
      Non capisco cosa intendi quando parli di un rafforzamento del potere partitico conseguentemente all’introduzione del vincolo di mandato. Con un mandato imperativo semmai aumenterebbe il potere degli elettori e di conseguenza il loro controllo sul programma presentato dai partiti e non viceversa. La differenza tra la mia proposta e quella dei cinquestelle è semplice: io auspico un vincolo di mandato accompagnato da una legittimazione al voto per rafforzare la coscienza dell’elettorato passivo e attivo. E’ in questo modo che intendo possibile una «democrazia diretta» su di un territorio nazionale molto esteso dove ad avere potere decisionale sarà solamente chi ha conseguito tale legittimazione e non un popolo politicamente analfabeta. Sono d’accordo per quanto riguarda il tuo discorso sulla mutevolezza delle alleanze politiche dopo le elezioni, ma ti faccio presente che anche in questa occasione i partiti, se intendiamo seguire il mio discorso, saranno tenuti a comunicare costantemente con la loro base elettorale e, solo dopo, potranno essere legittimati dalla stessa a procedere. Sono consapevole che questo discorso è incompatibile con la nostra costituzione e con la nostra forma di governo ed è proprio per questo che parlo di «potenziare» la democrazia e condurla verso una forma sofiocratica della quale ho parlato in altri articoli.

      Ti ringrazio per il commento e aspetto una tua risposta 😉

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